martedì 28 aprile 2015

Dylan Dog Color Fest #14 - Recensione

Nuovi volti 


Questo non è il Dylan Dog che i lettori si aspettano. Per fortuna, aggiungiamo noi, perché quando tutto va esattamente come uno s’aspetta, si rischia di perdere il lato della scoperta inattesa, della rivelazione improvvisa.
Il quattordicesimo Color Fest è un ritorno alla natura più sperimentale del semestrale: si avvale di talenti reclutati dal mondo dell’autoproduzione, del web, del fumetto francese. Infatti, sono proprio queste nuove voci coinvolte a far da filo conduttore per gli episodi qui presenti e a fare la differenza!


[Inizio paragrafo fumettofilo]
Come probabilmente saprete, il Color Fest è un semestrale che generalmente si divide tra un numero tematico di aprile e un numero “variegato” di agosto. L’albo di aprile a volte si focalizza su un singolo tema, come i nn. 10 e 12, rispettivamente dedicati ai Dylan Dog di "universi paralleli" e ai team-up con gli altri eroi Bonelli. Oppure, ed è il caso di questo numero, è incentrato su tipologie di autori (come già avvenuto per l'albo tutto al femminile o per quello dedicato agli autori sudamericani).
[Fine paragrafo fumettofilo]

Dicevamo, gli autori. Matteo De LongisGiovanni Masi, Lorenzo De Felici, Giulio Antonio Gualtieri, Stefano Marsiglia, Mirka Andolfo, Simone Di Meo, Federico Rossi Edrighi, Luca Bertelè, Michele Monteleone e Flaviano Armentaro. Di alcuni di essi abbiamo recentemente parlato nel contesto dell'intervista a Uno Studio in Rosso. Di altri, semplicemente, ci auguriamo che sentiate parlare sempre più spesso. Perché se disegnatori/coloristi del calibro di Lorenzo De Felici e Flaviano Armentaro (per fare due nomi) dopo la lettura di quest'albo non riscuoteranno standing ovations, forse avremo sbagliato tutti qualcosa!
Ma vediamo di addentrarci in questo Color Fest, storia per storia.


Peggy del lago

Dylan viene coinvolto da un suo cliente, l'avvocato Kobayashi, nella fantastica e terribile storia di una creatura mitologica chiamata Peggy del lago. Scritta da Giovanni Masi (su soggetto ideato a quattro mani con Lorenzo De Felici) e disegnata da De Felici, l'episodio viene opportunamente definito, nell'introduzione all'albo di Roberto Recchioni, una “favola nera di rara delicatezza”. La prova grafica e la stupenda colorazione ad opera di Lorenzo De Felici meriterebbero un trattato a parte: l'autore sembra essere nato per Dylan Dog, riesce a coglierne il fascino e le sfumature, con un gusto e un'armonia compositiva delle tavole che sublima in una rara bellezza.


Party Girls

Kate è ossessionata da Dylan Dog. Lei e le sue amiche (Lucy, Vicki ed Eva) coinvolgono l'Indagatore dell'incubo in una serata sin troppo mondana in cui, però, inevitabilmente giunge l'orrore.
Nonostante lo stile cartoonesco e marcato di Mirka "Sacro/Profano" Andolfi e la sceneggiatura simpatica di Giulio Antonio Gualtieri e Stefano Marsiglia, questa è forse la storia meno memorabile dell'albo: stenta un po' a trovare una vera e propria direzione, e quel po' di sangue e di follia non sembra sufficiente a giustificarne la presenza in un albo di Dylan Dog.


Il vestito del demone

Federico Rossi Edrighi realizza il soggetto più originale dei quattro: una possessione demoniaca con un ribaltamento della classica prospettiva del “sentirsi imprigionato”. La situazione ha uno sfondo tra l’ironico e l’assurdo che non spiace affatto. La presenza di un tratto come il suo, molto indie e alternativo, in una pubblicazione come il Dyd Color Fest, denota un coraggio che andrebbe realmente rimarcato.
Un difetto potrebbe essere riscontrato nella parte centrale e finale del plot: tanto l'idea di partenza è incisiva e originale quanto sembra afflosciarsi su binari noti proseguendo nella lettura, che resta comunque molto piacevole.

Come si diventa cattivi

L'ultima, brillante, storia di chiusura, è un piccolo gioiello. Dylan compare solo nella seconda metà della storia. Il piccolo Clayton, costretto dai coetanei bulletti ad imparare a essere cattivo, ricorre alla creazione di un robot.
Felicissimo il connubio tra la sceneggiatura di Michele Monteleone e i disegni (e colori) di Flaviano Armentaro. Gli autori emozionano con trovate come le nuvole che delineano la parola "Flashback" o la tavola "frammentata" (pag. 122) o, ancora, il linguaggio iconografico usato dal robot.
[Segnialiamo che questa storia è l'adattamento del seguente webcomic, di Michele Monteleone e Daniele “Kota” Di Nicuolo: www.verticalismi.it/i-3-my-robot-hd-1]

In definitiva, senza mille giri di parole, un Color Fest che probabilmente non cambierà le vostre vite e magari non sfrutta ancora fino in fondo le grandi potenzialità di questi nuovi autori. Eppure, è un albo che prova, e con classe, a evitare il pantano della "normalità", della "routine". E quindi, fosse anche solo per questo, merita tutta l'audace considerazione del mondo.


Il Sommo Audace




DYLAN DOG COLOR FEST n.14

• Data di pubblicazione: Aprile 2015
• Editore: Sergio Bonelli Editore
• Copertina: Matteo De Longis

CREDITS

"Peggy del lago"

Soggetto: Lorenzo De Felici e Giovanni Masi
Sceneggiatura: Giovanni Masi
Disegni e colori: Lorenzo De Felici

"Party Girls"
Soggetto e sceneggiatura: Giulio Antonio Gualtieri e Stefano Marsiglia
Matite e colori: Mirka Andolfo
Chine: Simone Di Meo

"Il vestito del demone"
Soggetto, sceneggiatura e disegni: Federico Rossi Edrighi
Colori: Luca Bertelè

"Come si diventa cattivi"
Soggetto e sceneggiatura: Michele Monteleone
Disegni e colori: Flaviano Armentaro




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